Studio ProfessionaleVALERIA LAZZAROLI

AI Literacy: che cosa cambia dopo il Digital Omnibus

Con il Regolamento (UE) 2026/1744 l'obbligo di alfabetizzazione all'IA è stato riscritto. Che cosa devono fare oggi imprese ed enti, e perché la formazione non può fermarsi alla tecnologia.

Dal 2 febbraio 2025 l'articolo 4 dell'AI Act chiede a chi sviluppa e a chi utilizza sistemi di intelligenza artificiale di occuparsi delle competenze delle proprie persone. Per molte organizzazioni è stato il primo obbligo concreto del Regolamento, e anche uno dei più fraintesi: c'è chi lo ha letto come un adempimento da chiudere con un corso online, e chi lo ha ignorato perché non è accompagnato da una sanzione specifica.

Con il Regolamento (UE) 2026/1744, il cosiddetto Digital Omnibus, in vigore dal 27 luglio 2026, il testo dell'articolo 4 è stato riformulato. Vale la pena capire bene che cosa è cambiato.

Da un livello da garantire a misure da adottare

La versione originale chiedeva di garantire, nella misura del possibile, un livello sufficiente di alfabetizzazione all'IA. La nuova formulazione chiede invece di adottare misure per sostenerne lo sviluppo, senza imporre un livello predefinito di competenza per ogni singola persona.

Restano invariati la definizione di alfabetizzazione all'IA, i destinatari (il personale e chi opera per conto dell'organizzazione) e il criterio di fondo: le misure vanno calibrate sulle conoscenze tecniche delle persone, sul contesto d'uso e su chi subisce gli effetti dei sistemi. Il nuovo testo prevede inoltre che Commissione e Stati membri sostengano gli operatori, in particolare le piccole e medie imprese.

Meno obbligo, quindi meno lavoro? No

Si potrebbe leggere la modifica come un alleggerimento. In realtà sposta l'attenzione dal risultato al processo: un'organizzazione deve poter mostrare che cosa ha fatto, per chi e perché. Questo richiede una mappa dei sistemi di IA in uso, una valutazione dei ruoli coinvolti e percorsi documentati, proporzionati al rischio.

C'è poi un orizzonte già scritto: per chi utilizza sistemi ad alto rischio, l'AI Act chiede che le persone incaricate della sorveglianza umana abbiano competenza, formazione e autorità adeguate. Costruire oggi una base solida di AI Literacy significa preparare il terreno a quegli obblighi.

Il punto che la tecnologia da sola non risolve

Da psicologa delle organizzazioni aggiungo un elemento che nei percorsi di formazione resta spesso fuori: la competenza tecnica non basta a usare bene un sistema di IA. Le persone tendono ad affidarsi troppo ai risultati automatici, soprattutto sotto pressione; calibrano male la propria fiducia; faticano a mettere in discussione una raccomandazione che arriva da un algoritmo.

Un percorso di AI Literacy efficace lavora quindi su tre piani insieme:

  • Comprensione: che cosa fa un modello, su quali dati si basa, dove può sbagliare.
  • Giudizio: quando fidarsi, quando verificare, come riconoscere un errore o una distorsione.
  • Responsabilità: chi risponde di una decisione presa con il supporto dell'IA, e come si documenta.

Da dove partire

Il primo passo è semplice: censire quali sistemi di IA sono già in uso, spesso più di quanti si pensi, e chi li utilizza. Da lì si costruiscono percorsi diversi per il vertice, per le funzioni di controllo e per chi usa questi strumenti ogni giorno, e si documenta ciò che si fa. È un lavoro che conviene impostare bene una volta, e poi aggiornare man mano che cambiano i sistemi e le regole.

Le informazioni normative hanno carattere generale e sono aggiornate a novembre 2026.

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